Ogni inizio di anno scolastico è un'intera comunità che si rimette in moto: tra ansie, timori, incertezza e speranze.
Tutto segno di quello che cerchiamo.
Quando si comincia un nuovo anno scolastico, il sentimento che prevale in tutte le componenti coinvolte è una miscela continua di paura e speranza. Ha il suono preciso della prima campanella, che ogni settembre ti fa entrare in un mondo sempre nuovo, fatto soprattutto di relazioni da ricostruire.
Per gli insegnanti c’è il timore di chi si potrà incontrare in classe: se ci saranno alunni difficili, quelli che sono lì ad aspettare i 16 anni per poter uscire dal percorso formativo, quelli con disturbi specifici o disabilità particolari che richiedono un aggiornamento continuo.
Anche le famiglie attendono con trepidazione e paura l’inizio dei nuovi percorsi scolastici dei figli: nuovi insegnanti, nuovi compagni, nuove materie. Le domande aumentano. Mio figlio si troverà bene con quei prof? Verrà accolto dalla classe? Riuscirà a integrarsi facendosi degli amici? È la scuola giusta?
Gli alunni delle medie, che al primo giorno non si capisce se abbiano sbagliato scuola: quelli di prima ancora con l’altezza della primaria, alcuni di terza già pronti a schiacciare nei canestri regolamentari. E gli studenti delle superiori, belli carichi, un’estate passata nel pieno della loro libertà, poca voglia di ricominciare, curiosi sui nuovi prof che arriveranno nel valzer delle cattedre, dentro un percorso di incontri, scontri e relazioni che li porterà alla maturità; perché la maturità è nel percorso, non tanto nell’esame.
Certe volte le domande diventano paura, spesso perché accompagnate da esperienze difficili vissute in famiglia, con i coetanei, con un mondo che ultimamente non risparmia nulla: le numerose guerre, le tensioni internazionali, i disastri naturali e l’ombra dell’intelligenza artificiale.
Eppure timori e paure restano un segno potente di quello che cerchiamo. Dietro ogni domanda c’è la ricerca di un bene per sé e per le persone che amiamo, la ricerca di amicizia con i compagni, la conoscenza della realtà che ci circonda, lo scoprire il proprio talento o la propria vocazione, la ricerca del proprio scopo nel mondo. Anche dietro a chi provoca o si comporta male c’è sempre il desiderio di essere guardati. C’è una speranza dietro ogni cosa, anche dietro a quello che non riusciamo a comprendere, che rigettiamo o giudichiamo come male, e che sicuramente ci capiterà di vedere, vivere o toccare nell’anno che ci aspetta.
Come fare, allora, a riconoscere questa speranza anche nelle circostanze più difficili, quelle che non vorremmo mai vivere nell’anno scolastico che inizia?
L’augurio è di non essere soli. Non si tratta di moltiplicare consigli di classe o collegi, che restano strumenti e non soluzioni, ma di trovare qualcuno: qualche persona viva e bella nella scuola con cui mettersi in gioco per capire e stare davanti a un nuovo anno. Vale per tutti, insegnanti, genitori e alunni.
Il primo compito che ognuno ha è proprio questo: cercare persone vive, che faranno tutta la differenza del mondo, più di qualsiasi riforma, progetto o capacità personale. Cercare genitori, studenti e insegnanti vivi con cui mettersi insieme per guardare in modo nuovo ciò che accade attorno a noi. Solo così possiamo augurarci che sia veramente un buon anno e un buon inizio; solo così non prevarranno la paura o i timori, ma potrà fiorire un po’ di speranza.
Perché oggi, con tutto quello che accade in classe e fuori, c’è proprio bisogno di speranza; i nostri ragazzi, i nostri alunni, la desiderano più del pane.
Domenico Fabio Tallarico Pubblicato 29 Agosto 2026 da Il Sussidiario.net